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Crisi: depressione o rinascita?

Nei momenti di crisi, percepita o reale che sia, sembra sia necessario scegliere da che parte stare: depressione o rinascita?

In realtà, la depressione è già espressione emotiva di una forte ed impellente necessità di cambiamento. In questo senso la depressione può già essere un segnale di rinascita: per rinascere qualcos’altro occorre che “muoia” quel qualcosa che non è coerente con il nostro essere più profondo.

Allora occorre chiedersi quali cambiamenti profondi si desiderano così intensamente da generare la depressione, questa emozione cupa e pesante che impedisce di vivere con gioia.

Così può essere per gli individui e altrettanto si può dire per le organizzazioni e le imprese.

Le imprese, in particolare, se sono coinvolte prepotentemente dal senso di crisi e dalla depressione economica (che porta con sé anche la depressione in senso emotivo) probabilmente hanno bisogno di rivedere non solo il modello di business su cui poggiano, ma anche l’orientamento strategico di fondo.

Allora può essere utile rivedere, insieme professionisti esperti, la propria missione, la visione e la strategia considerando anche l’eventualità di un cambiamento culturale e non solo di scelte strategiche. Così, oltre a rivedere la missione e la visione si può anche ripensare l’organizzazione e i valori su cui si basa.

La scelta può essere drastica, tuttavia ne va del futuro dell’impresa in crisi: crogiolarsi nella depressione (emotiva ed economica) o avviare la rinascita?

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Un’opportunità per riflettere

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo.

Agire per non soffrire? Quindi sfuggire per non sentire!
Non sempre agire è sano (quando è troppo), può essere una strategia, una difesa per allontanarci dal nostro dolore, che a volte esiste (per tutti), ed entrarci in contatto ci fa diventare più consapevoli e quindi anche un’opportunità per conoscere noi stessi! Quindi più si agisce più si sfugge alla sofferenza! Forse di non esserci sentiti amati in passato? Magari nei tempi più antichi quelli che qualcuno a visto bene di dimenticare o ricordare solo il bello per non soffrire? Quindi sfuggiamo ai sentimenti perché ci fanno soffrire escogitando inconsapevolmente alcune strategie, esempio il superlavoro che ci allontana solo da noi stessi! Queste carenze poi si possono manifestare sulla parte sinistra (lato emozionale) del nostro corpo, sotto forma di callosità in determinati punti dei piedi (secondo lo studio della reflessologia plantare), rigidità nel corpo ecc… Quindi diventiamo più consapevoli per spezzare le catene che si tramandano di generazione in generazione, onde evitare di ammazzarci di lavoro! E’ giusto lavorare, in alcuni casi anche sano, ma quando è troppo diventa un tunnel dal quale non si riesce ad uscire e come tutte le droghe si sa fanno male!!!

Il primo passo è la consapevolezza! Con la consapevolezza una persona si rende conto che esiste il problema, apre gli occhi,è un grosso passo in avanti, il trampolino di lancio, un passaggio importante non sempre facile da realizzare, a volte si entra in crisi e la cosa più importante è non rimanere bloccati in questo passaggio, perché in questo caso è la mente che si fissa, ma l’essere umano per fortuna è fatto anche di altro (mente, corpo e spirito). Disintossichiamoci dunque!!! Dopo aver preso coscienza del problema, il passo successivo è prendere spazio per se stessi, per il proprio ben-essere, cercando di nutrire corpo, mente e spirito, esempio dedicandosi ad attività fisiche come uno sport, una corsa o una camminata per distribuire l’energia in tutto il corpo; meditazione, yoga,oppure la recitazione del Santo Rosario (che corrisponde alla recitazione di un Mantra) per riempire lo spirito e calmare la mente; o semplicemente fare quello che ci piace, dedicandoci a un hobby, trovando ognuno la propria meditazione che può essere dinamica esempio ballare, o statica esempio pescare, cucire, dipingere; insomma tutto ciò che permette di incanalare l’energia anche in modo creativo. L’importante è prendere coscienza che esistiamo “noi” come persone con tutti i nostri bisogni e poi tutto il resto passa in secondo piano! Quindi non mi resta che augurarvi un in bocca al lupo in questo viaggio alla scoperta di Voi stessi!!!

Orietta Colombo

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Dare alla luce

Michel Odent, fondatore del Primal Health Research Centre di Londra sostiene da anni che la nostra salute viene delineata durante il periodo che va dal concepimento al primo anno di vita. Suggerisce inoltre che il modo in cui veniamo al mondo ha conseguenze a lungo termine sulla nostra capacità di socializzare, la nostra tendenza all’aggressività, in altre parole alla nostra capacità di amare. Odent sostiene che lo studio su come imparare ad amare partendo dal seno della mamma qualche secondo dopo la nascita , potrebbe contenere la chiave da dove origini la violenza nella nostra società .Tutto ciò è ben descritto in uno dei suoi libri intitolato La scientificazione dell’amore, ed. Urra.

Fu proprio lui che più di vent’anni fa rivoluzionò la pratica ostetrica riducendo quasi a zero l’intervento medico come il forcipe ed il taglio cesareo, con semplici espedienti. Ad esempio, permettere alle partorienti di seguire il proprio istinto, dare alla luce un bimbo in un ambiente accogliente, caldo, magari con la luce soffusa, non super tecnologico e freddo, e di avere accanto a sé persone in grado di aiutarle e sostenerle.

Pensate alle posizioni assunte dalle donne in travaglio spontaneo quando non si sentono osservate….quasi sempre sono piegate in avanti, spesso a carponi,e durante la fase espulsiva si tende ad assumere una posizione più eretta, ma molte donne rimangono in ginocchio, magari appoggiate al bordo del lettino o di un mobile, ma sempre chine in avanti: Questo allevia sia il dolore nella zona lombare che agevolare la rotazione del bimbo all’interno del bacino. Uno degli aspetti importanti da notare è che quando ci si mette a carponi ci si isola più facilmente dall’ambiente esterno. L’immagine della donna china rimanda ad una donna che prega, ma esiste un legame tra parto e preghiera?……

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