La gravidanza rappresenta un momento particolare, speciale, nella vita di una donna. Spesso prima di fare il test ci si sente già diverse… Qualcosa cambia sia a livello fisico che emotivo. Talvolta questi cambiamenti sembrano impercettibili, ma ci sono fin da subito. È importante prepararsi al lieto evento. Ormai tutti gli ospedali propongono un corso di preparazione al parto e, tuttavia spesso non è sufficiente… A nostro avviso è importante iniziare fin da subito, se non prima del concepimento, un percorso di accompagnamento alla nascita; ciò significa, tra le cose più importanti, fare un lavoro psicologico, corporeo e spirituale, andare a vedere il luogo dove si desidera partorire, parlare con gli operatori. Durante questi mesi, in modo particolare, conta molto farsi sostenere dalla propria madre (genitore omologo) e dal proprio compagno.
Il parto è un evento per certi versi sconvolgente! Per questo è importante riposarsi ed avere anche il bambino con sé in camera, così evitando più possibile la separazione dal bimbo. Inoltre, è importante anche il sostegno e la presenza fisica ed emotiva da parte del compagno, in modo permettersi di riposare serenamente e ricaricarsi di energie. Qui, anche le strutture sanitarie possono favorire o meno un clima e un ambiente accogliente per il bambino, la madre e il padre.
Una donna è più facile che senta la maternità sin da subito, in quanto percepisce il bimbo nel proprio grembo. Un uomo, invece, diventa padre “davvero” quando il bambino nasce e, anzi, per certi versi, quando può entrare in relazione con lui. Il senso genitoriale sorge più in là nel tempo per il padre perché la responsabilità piena verso il/la figlio/a sorge al momento della nascita, non prima come per la donna. La donna sente gradualmente lo sviluppo del bambino, mentre il padre lo vede “già nato”. Pochi minuti dopo il parto il padre può rendersi conto pienamente della paternità quando, magari, taglia il cordone ombelicale o fa il primo bagnetto al bebé. Allora ci possono essere emozioni grandi e contrastanti: da un lato enorme gioia, potenza, senso di miracolo e incredulità, dall’altro grandi responsabilità o anche paura, disorientamento e momentanea fuga. Se si fa un lavoro di unione attraverso la comunicazione e un lavoro psicologico sul senso e il significato della nascita e dell’essere genitore (padre e madre), questo può migliorare la situazione e la relazione tra i due e anche con il neoarrivato.
I genitori non solo “nascono” quando nasce il primo bebé ed anche attraverso l’osservazione del bebé stesso hanno una straordinaria opportunità evolutiva dal punto di vista emotivo. Infatti, essere in relazione con i figli è impegnativo proprio perché essi sono il frutto dell’amore dei genitori e ne portano in sé tutto il patrimonio genetico, di vissuti emotivi, di credenze, di mappe mentali: tutta la cultura familiare trans-generazionale. Ciò implica che determinate modalità comportamentali, laddove provochino malessere o dolore, costringono a intraprendere la via dell’evoluzione personale e di coppia. Infatti, i figli richiedono forti attenzioni e “dividono” la coppia: richiedono risorse fisiche ed emotive grandissime. Così, quando le riserve energetiche fisicoemotive scemano e si riducono all’osso, allora possono sorgere ulteriori problemi di gestione del ruolo genitoriale, sia nella relazione con il bebé, sia nella gestione dei problemi e della funzione di educatori. Per questo è necessario che la coppia sia unita e stia fondamentalmente bene, così può ricaricare di energie e far ritrovare l’equilibrio laddove uno dei genitori sia in maggiore deficit energetico e si trovi in maggiore difficoltà: il sostegno reciproco è fondamentale, ad esempio attraverso una comunicazione chiara, l’accoglienza reciproca, i massaggi, gli abbracci e il rapporto sessuale. La madre può dedicarsi al neonato pienamente nel momento in cui può vivere la propria condizione di madre godendosi casa propria in relax, senza “interferenze”. Qui sorge la necessità di delegare al marito almeno una parte della gestione della casa e familiare in generale. Infatti, allevare un bebé è stancante a livello fisico e soprattutto emotivo, come ricordato sopra. Così, spesso i genitori “in riserva energetica” delegano questa delicata fase ad altri: nonni, asili nido, badanti, babysitter, ecc. E così subiscono e preferiscono l’interferenza economica rispetto al legame affettivo e simbiotico.
Con il “miracolo” della nascita inizia un percorso che dura tutta la vita. Dedichiamo a tutti buon viaggio e, perché tale percorso sia più gioioso e proficuo possibile, è utile confrontarsi con i propri genitori e, in particolare, con il genitore omologo, (partire dalle proprie radici) e anche con altri genitori.
Essere genitori è una “palestra” straordinaria dal punto di vista delle sfide da raccogliere, delle prove da sostenere, delle soddisfazioni immense che ne derivano e dall’intensa carica affettiva. Anche per questo un genitore non è solo una persona con dei figli: è un leader!