L’ansia, più che un’emozione, si può considerare un insieme di sensazioni con-fuse (etimologicamente = fuso insieme), aggrovigliate tra loro, che si agitano in noi senza trovare uno sbocco espressivo, oppure si esprimono attraverso sintomi somatici.
Ansia significa paura dell’ignoto, inquietudine, preoccupazione. Con questo termine si indica sollecitazione e cura, a volte anche ossessiva.
La distinzione terminologica tra angoscia ed ansia è presente solo nelle lingue di origine latina, gli inglesi usano anxiety ed i tedeschi angst per definire entrambe le sensazioni. L’etimologia di angoscia si lega al verbo latino angere, stringere, ed indica uno stato emotivo oppressivo, provocato da cause non definite o riconoscibili. L’uso latino del termine implica l’idea di soffocamento e non è un caso, infatti, che la somatizzazione più frequente dell’ansia e dell’angoscia avvenga proprio nella funzione respiratoria. Alcuni studiosi fanno derivare ciò dalla prima sensazione di angoscia dovuta al trauma della nascita. Per tutti noi la nascita è stato un momento critico: siamo passati da una situazione totalmente protetta, all’esposizione nel mondo. Nel passaggio alla vita extra-uterina rischiamo di essere soffocati e, se non iniziamo a respirare in tempi relativamente brevi, rischiamo la morte. Da quel momento in poi questa esperienza diviene il prototipo di tutte le esperienze di passaggio da una situazione relativamente protetta ad una situazione di esposizione. Anche se in questi passaggi non rischiamo più la morte, spostarci da una situazione conosciuta per affrontare l’ignoto riattiva la paura originaria.
Per trasformare l’ansia in energia è, quindi, essenziale ascoltare ciò che si “muove” dentro di noi (emozioni da emo-agere = movimenti del sangue) e permettersi di esprimerlo senza frenarsi e senza giudicarsi.
Ogni emozione, ogni sensazione, ha la sua utilità e il suo significato e ha il suo diritto all’esistenza per il solo fatto di essere stata “generata” al nostro interno. Consentendo alle nostre emozioni di esprimersi, dando loro la voce, la possibilità di rappresentarsi, iniziamo un processo di svuotamento di quel “contenitore” di percezioni con-fuse ed indistinte che ben rappresenta lo stato ansioso.
L’energia che impieghiamo per reprimere le emozioni e per mantenere lo stato di allerta, e quindi di ansia, è energia che togliamo alla nostra capacità di rielaborazione e di trasformazione.Un atteggiamento positivo e costruttivo, la fiducia in se stessi, nelle relazioni affettive e sociali, trasformano l’ansia in energia. La paura, l’insicurezza, la mancanza di fiducia possono interferire in questo processo dinamico. Se l’Io della persona deve tenere a bada conflitti personali interni perde efficacia. L’energia, invece che essere espressa per raggiungere dei risultati, viene consumata per controllare il conflitto interno; allora è necessario analizzare le cause più o meno consapevoli, discuterne con le persone interessate, risolvere le interferenze che impediscono un’evoluzione positiva. Tutte le questioni rimaste in sospeso vanno risolte: tutti i debiti col passato vanno pagati e fatti pagare, bisogna arrivare alle cause, alla comprensione e quindi al perdono. Così si potrà voltare pagina e andare avanti. Qualsiasi problema che crea disagio si modifica solo se lo si affronta, lo si accetta, si cerca di capirlo, lo si elabora e si trovano le soluzioni percorribili. E soprattutto bisogna evitare di giudicare sé e gli altri negativamente.